Bullismo e cyberbullismo: legami sì, legarmi no

 

Il dott. Marco Pandolfi ha portato ai Lions la sua esperienza nel contrasto del disagio giovanile


“Bullismo e cyberbullismo: legami sì, legarmi no”. Questo il titolo della brillante e completa relazione tenuta dal dottor Marco Pandolfi, Direttore della struttura semplice di Medicina dell'adolescenza al Fatebenefratelli di Milano e Vice Direttore della Struttura Complessa di Pediatria dell’omonima sede,  ospite nei giorni scorsi del Lions Club Vercelli presieduto da Paola Goffredo. Il pediatra adolescentologo, autore altresì di numerose pubblicazioni, ha illustrato la propria esperienza ai numerosi soci intervenuti per l’occasione. “Oggi il mondo dell’adolescenza è cambiato – ha spiegato – La pediatria ospedaliera ha dovuto reinventarsi: quando vedi tre bambine anoressiche di età inferiore ai dieci anni e mezzo vuol dire che c’è qualcosa che non va. Il pediatra ha dovuto resettarsi, imparare e prelevare competenze dalla neuropsichiatria. Anche per il bullismo occorre fare un percorso di un certo tipo”. Pandolfi ha quindi affermato come il primo bullo della storia sia stato descritto da De Amicis nel libro Cuore. Il bullo è un soggetto debole dentro che si comporta in quel modo per sopperire a delle mancanze – ha rivelato Pandolfi – I nostri interventi devono essere doppi: nei confronti del soggetto bullizzato e in quello bullizzante; la nostra forza sta nel parlare di queste situazioni nelle scuole evitando l’accesso in ambulatorio, quando i danni sono già stati fatti. La legge oggi permette agli istituti di nominare un referente per questa problematica, inutile nascondere la testa sotto alla sabbia quando ci si imbatte in essa. Basti pensare che il 45% dei bulli sviluppa comportamenti fuori legge entro i 24 anni di età”. Si pensa sempre al maschile ma, in realtà, un bullo su sei è femmina e colpisce attraverso il linguaggio. “Per non parlare di quanto avviene in rete – dichiara ancora il medico – Sappiamo dai recenti e tristi fatti di cronaca cosa possa comportare utilizzare un determinato atteggiamento denigratorio online”.

 

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Michela Trada

Giornalista professionista, consulente di comunicazione, Content marketing specialist