L’angelo del focolare

 

Il ruolo della donna nella società è sempre stato silenzioso, ma determinante. Custode del preziosissimo fuoco in epoca primitiva, amministratrice della casa con il progredire della società, privato pubblico politico nella società dei giorni nostri.


Il ristorante “Vecchia Brenta” ha ospitato il 14 novembre la riunione conviviale del Lions Club Vercelli, la cui presidente Paola Goffredo aveva invitato a parlare la Dott.sa Elisabetta Sacchi Cocito, direttrice del Centro Studi del Piemonte dell’Accademia Italiana della Cucina, socia del club Inner Wheel 45° Parallelo di Torino ed esperta di storia della cucina. La relatrice, nel corso di una breve conversazione dal titolo un po' provocatorio “L’angelo del focolare”, ha fatto un excursus sul ruolo della donna nell’arte di preparare il cibo. Il modo di mangiare è sempre stato condizionato dalle idee religiose e dalle consuetudini sociali. Nel lontano passato la donna, pur possedendo specifiche nozioni sule proprietà degli alimenti e delle erbe, era in una posizione di sudditanza nei confronti dell’uomo e solo nel ‘700, con il consolidamento della borghesia, si impose la figura della cuciniera, che faceva una cucina mista fra quella dei nobili e quella popolare. La gerarchia tra padroni e servitù era comunque rigida: la cucina era al piano superiore del palazzo, lontano dalla sala da pranzo, posta al piano terra, e la servitù seguiva un menu separato e ridotto.

Nell’800 assunse importanza l’economia domestica, gestita dalla donna, e il servizio alla francese fu soppiantato dal servizio alla russa, sintomatico di un modo di mangiare più razionale e sobrio. Nel secondo dopoguerra la donna divenne la vera direttrice della casa e la comparsa in cucina della bilancia e del segnatempo introdussero maggior razionalità e precisione nell’arte culinaria. Oggi quasi tutti i grandi chef sono uomini, a testimonianza del fatto che cucinare è faticoso e impone rinunce nell’ambito famigliare.

La cucina è diventata un ambiente ad alto contenuto tecnologico e, a volte, solo un luogo di passaggio. Rimane comunque occasione di socialità, un laboratorio di creatività e di sperimentazione ed il cuore della famiglia perché cucinare è un vero atto di amore, per sé stessi e per gli altri.